sabato 20 giugno 2009

Calabria


L’odore del mare.
Le case costruite a metà.
La sporcizia abbandonata sulle strade.
Le vedove vestite di nero.
Le belle giovinette dalla pelle olivastra e dai capelli corvini.
La sirena della salina ed il suo scandire i turni di lavoro.
La cortesia delle persone.
Il silenzio degli anziani seduti sull’uscio delle case.
I panni stesi.
La sardella piccante.
La cipollata.
La pasta fresca mangiata alla domenica.
L'acqua della Sila, distribuita con l'autocisterna.
Il palazzo pericolante.
Le buche nelle strade.
Il faro che domina il mare.
Il rientro dei pescherecci al porto.
Le rughe dei pescatori.
Il frastuono dei ragazzini.
Gli uomini seduti al bar ad aspettare la sera.
L’assenza delle donne.
Il mercato affollato e stracolmo di cianfrusaglie.
Il sapore del vino.
Gli ulivi testimoni di passate generazioni.
I resti di gloriose civiltà.
La fantasia che ha dipinto il cielo stellato.
Il colore del mare.
I sapori spiccati e pungenti.
La macchina ferma in mezzo alla strada per salutare l’amico.
Il ragazzo senza casco che sfreccia sulla moto.
La sagra del paese.
Il sacchetto dell’immondizia abbandonato di fianco al cassonetto.
Guglielmo, il caffè che fa centro.
Le rondini che in gran numero annunciano festanti la primavera.
La forza del sole.
L’irruenza del mare che di colpo s’incattivisce.
Il dolore del distacco.
La terra di Mi Chica.
Il brillare dei miei occhi.
Nulla è cambiato,
in Calabria il tempo si è fermato.

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