domenica 21 febbraio 2010

Maratona di Verona

Agile e veloce come una gazzella il keniano Hosea Kiplagat Kipkemoi entra solitario nell'Arena di Verona.
Non ha il fisico del gladiatore e sulle pietre desolatamente vuote dell'anfiteatro romano non ci sono spettatori ad acclamarlo.
Il suo connazionale e compagno di squadra Hillari Mutai è staccato di una decina di secondi.
Niente in una gara che dura più di due ore, un'eternità se all'arrivo mancano solo duecentocinquanta metri.
Il tappeto steso dagli organizzatori oltre alle assi di legno cela anche delle piccole imperfezioni nel fondo che i maratoneti devono calpestare per poter finalmente entrare in Piazza Brà, dove tra due ali di folla festante avrà finalmente fine la loro fatica.
Il ragazzo è stremato ma il traguardo è lì, ancora pochi secondi e Verona sarà sua.
Forse è solo colpa del tappeto o forse è il destino che oggi ha deciso di mettersi di traverso sulla strada di Hosea.
Il keniano inciampa e cade ma riesce a trovare la forza e l'orgoglio per rialzarsi.
Come una gazzella ferita fugge per sopravvivere, Hosea ricomincia a correre, ma qualcosa in lui ormai si è spezzato.
Hilari Mutai lo agguanta a duecento metri dall'arrivo e lo sorpassa a velocità doppia.
La vittoria è di Hilari, Hosea è sconfitto.
L'abbraccio finale tra questi due formidabili atleti invece rimarrà a lungo nel cuore di tutti noi.
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