lunedì 26 aprile 2010

Test cardiorespiratorio: sicurezza e prestazioni.

Non solo controllo del cuore sotto sforzo ma anche contemporaneo monitoraggio dell'apparato respiratorio. L'incrocio dei dati per interpretare le possibilità di miglioramento della prestazione sportiva ma, soprattutto, per prevenire "casi di morte improvvisa".
Questo in sintesi il messaggio che il dott. Alberto Durigato, pneumologo dell'ospedale di Treviso, ha trasmesso ai partecipanti dell'interessante conferenza svoltasi la scorsa settimana.
Durigato ha sottolineato la necessità che il test sia massimale, cioè nel corso della prova il cuore deve raggiungere la massima frequenza cardiaca, perché è indispensabile capire come reagisca il cuore al limite del fuori giri.
Penso a quel povero ragazzo che ieri ha perso la vita ad un passo dal traguardo della mezza di Rieti e mi ritornano alla mente le parole dello specialista.

Oggi ho controllato gli esiti delle ultime visite per l'idoneità agonistica alle quali annualmente mi sottopongo presso il maggior centro di medicina sportiva di Verona:

- la frequenza cardiaca max indicata nel referto cardiologico è quella teorica, calcolata con la nota formula empirica FCmax=(220-età).
- nelle prove sotto sforzo non ho mai superato il 91% della FCmax teorica.

Un dato per meditare: domenica scorsa ho corso per 1h41'. La FC media per un tempo così prolungato, è stata superiore (+ 2 bpm) alla FC max alla quale il mio cuore è stato monitorato nel test per l'idoneità.
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