martedì 25 gennaio 2011

La perfidia di Tiger Woman.

Pantaloni lunghi. Neri.
Canottiera attillata, corta in vita. Nera.
Capelli lunghi e lisci. Neri.
Striscia di pelle sbuca furtiva nell'interlinea tra la canotta e le braghe. Rosa. 
Corpo sinuoso, elastico, sportivo, flessibile. Atletico.
Riprovo a correre. Con Tiger Woman che mi precede di tre metri, forse è ancora più impegnativo.
- Ciao.
- Ciao.
Ok, può bastare.
Accelero. Con criterio ma accelero.
Potrei fare di meglio, ma voglio impunemente approfittare del mio privilegiato osservatorio.
Come al cinema. Film in 3D, da perdere la testa.
Decido di andare a prenderla per dare un senso alla mia corsa. Mai stato così rigido.
Sto parlando della schiena. Dura come quella di un cadavere freddo di tre giorni.
Vai Brady. Aumento ancora ma la distanza che ci separa non cambia di un millimetro.
Sono vittima della magia nera.
O forse è solo la condanna del tapis roulant.
Il tubetto si svuota rapidamente regalandomi una sensazione di gelo. Non è questo il momento di risparmiare sul Fastum Gel.
Giro la pellicola intorno alla schiena. Ce ne vuole molta per avvolgere il giro vita.
Maledetti panettoni.
Sono pronto per la ritirata, mummificato in un abbondante strato di domopak.
Aspetta, meglio fare un buchetto qua davanti. Ecco, così. Piccolo piccolo....può bastare.
...

3 commenti:

  1. Solingo l'arzillo vecchietto,
    correa tutto tronfio e soretto,
    nul di lui sembrava cadente,
    forse non si scorgea bel niente.
    Tutto stava ben compattato,
    ciò grazie l'uso d'adeguato,
    corpetto reggi pettorale,
    e sospensorio inguinale.

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  2. L'usura, mio Barbasa prediletto,
    si cela con cotanto intelletto.
    Parea un fardello importante
    al punto da risultar ingombrante.
    Ma al tatto fu chiaro nevvero
    che quel gonfior tendeva allo zero.

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  3. Grazie all'involucro slizo,
    rapolamenti mimetizo.

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