sabato 5 marzo 2011

L'epilogo

- Tu trombi?
Siamo alle premiazioni dei partecipanti. Edo, il fantastico presentatore della serata, mi rivolge la domanda a bruciapelo davanti a quasi duecento persone.
Salgo sullo scranno riservato ai poeti.
Esito nella risposta, respiro a fondo. Capisco di essere all'epilogo.
- Bè insomma, cioé...Praticamente mai.
- Ci avrei giurato. Non disperare Brady, ho io il premio giusto per te.
Edo mi consegna una trombetta. Tutti sanno che una risata sguaiata rappresenta un'ottima alternativa al pianto ed è l'antidoto ideale alla disperazione.
Rido, rido di gusto.
Mostro alla platea festante il mio trofeo, quasi fossi io il vincitore del concorso poetico.
Ed in fondo lo sono, perché rimango convinto che la perla scritta da Gianni Barbasa fosse una spanna sopra a tutte le altre. Barbasa, arrivato all'età in cui si tirano le somme delle occasioni perse, si volge all'indietro cercando strade, paesi, città, continenti. Ma l'unica cosa cosa che incontra il suo sguardo è un lunghissimo vicolo cieco che negli anni ha percorso avanti e indietro per migliaia di volte. E' la metafora della vita.
Un'abitudine scoperta per caso, inizialmente un gioco ben presto evoluto in un amore travolgente.
Ma gli anni trascorrono inesorabili e nell'età matura la passione si trasforma in vizio. Barbasa capisce di non poter rinunciare a quel filo conduttore che ha trattenuto morbosamente le fasi della sua vita.
La banalità impone al tempo di non fermarsi e la passione degenera in ossessione.
E se l'ossessione s'impadronisce della vita, allora la vita stessa diventa un dramma.
Signore, Signori, il dramma della vita di Gianni Barbasa:

Assassin

Se le vero che da ogni sborada
podea nassàr un butin,
alora mi son un gran assasin.

Però a voaltre done
chiedo l’apologia de reato,
perché quel che me speta
mai, o gran poche olte mavì dato.
E cosi da sol me so sempre sodisfato.

Si! Tanti ghe no copadi,
negadi zo par el cesso,
grazie a qualche bel giornaleto,
stofegadi in un fazzoletto,
par colpa de qualche lurido filmeto,
stritoladi fra le me mane
vedendo girar tutte ste gnoche nostrane.

E quando di fronte al Divin che n'a creado
a render conto del me misfato sarò ciamado,
Lu el me domandarà:
"Desgrazia, parchè eto copà?"
 
Mi so za quel che ghe dirò:
"Padre, se le mane come to poro fiol,
i m'avese inciodado,
de sicuro qualcun el se sarea salvado."

E dopo i dise tanto
donna uguale danno,
ma cosa danno
che a mi no le me la dà mai!

E LU, ben savendo che lè el sesso
el più bel pecato che l’a creado
el sentenzierà:
"Done quanto ben de Dio avì sprecà
sto assasin l’è giusto chel sia salvà."

[GIANNI BARBASA]

3 commenti:

  1. Da oggi non son più Barbasa ma Pipasa.
    C'è la vie!

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  2. Non solo la poesia del maestro Barbasa era la migliore,ma la tua magistrale esposizione, metteva fine
    alla gara senza alcun dubbio su chi
    doveva essere il vincitore!
    I soliti giudici di parte...

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  3. Ha ragione Silvio: i giudici sono tutti comunisti.
    Comunque Martedì grasso si replica a Venessia: 19° Festival di Poesia Erotica. Io e Gianni Barbasa ci saremo, partenza ore 17 circa.
    Se qualcuno vol vegnar.....

    http://www.iantichi.org/

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