Il culo incandescente per le troppe ore passate in sella, le braccia indolenzite e le ginocchia che scancanavano.
Sulla lunga statale piatta che sembra non finire mai, siamo stati presi da un attacco di risate convulsive. Ridevamo di noi, delle nostre facce, delle nostre gambe molli, della nostra spudorata voglia di provarci.
In quei minuti descrivevo a Max Formichina le meraviglie di un pomeriggio vegetativo da trascorrere in branda.
"Ciao Amore, sono stanchissimo. Lo sai quanti kilometri ho fatto oggi? CENTOSETTANTA!"
"Ho promesso a tuo figlio che oggi sareste usciti insieme per un giro in bicicletta. Sbrigati a farti la doccia."
Il tono della Signora Formichina non lascia spazio a dubbi interpretativi.
"MA STAI SCHERSANDO??"
Noi veneti spesso con la zeta ci bisticciamo, ma quando siamo stravolti dalla fatica proprio non riusciamo a pronunciarla. E così la zeta si trasforma in una esse.
Dopo meno di un'ora Max Formichina è di nuovo in sella.
Il piccolo Formichina può essere fiero del suo papà.
...
adoro la vostra S, Sa parlare coSì bene del SeSSo SenSa eSSere peSante....
RispondiEliminaTi sei assunto una bella responsabilità: far credere a quel mattone di Slug si non essere PESAAAAAANTE....
RispondiEliminaVenerdì 29 forze ci zarà la cena dei Poetazzi, zolo quelli che hanno recitato, bene o male, mattone comprezo.
RispondiEliminaFarò zapere, Venerdì c'è il Zimpozio
ci zarai?